| SILENT SCREAM (ITA) - RECENSIONE |
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ZEROIN - The Death Of A Man Called Icarus Voto. 7/10 di Flavio Ignelzi Con lavoro e lungimiranza, la piccola etichetta romana Subsound Records si sta ritagliando una posizione di credibilità all’interno del ribollente underground italico (un gruppo su tutti? Deflore). Adesso tocca ai modenesi Zeroin arrivare al disco d’esordio (dopo la solita gavetta fatta di palchi e autoproduzioni), forti della collaborazione con Jesse Baccus (masterizzazione) e del supporto di Carlo Bellotti e la sua Alkemist Fanatix. La musica prodotta si può definire sostanzialmente dark-metal (di derivazione ‘nu’, principalmente), anche se certi sprazzi di clangore robotico che l’attraversano in più punti ce la dipingono come una band non troppo distante dalla monoliticità di formazioni electro/industrial modello Nine Inch Nails (ad esempio “It Concerns You”, dall’incedere devastante). Heavy rock apocalittico/industriale, quasi, ad esempio quando si inseguono violenti panorami futuristici (“Our Last Day In The Desert”) per poi giocare con le tastiere wave manco fossero dei Depeche Mode in declinazione loud (“Newropathy”, che spiazza tra conati rumorosi e derive mitteleuropee) e quindi abbandonarsi a intermezzi quasi emo/indie (“Allure”). “The Death Of A Man Called Icarus” sembra riciclare parole conosciute riscrivendole con encomiabile sintassi, concedendoci un risultato onorevole benché in molti punti derivativo. Non tutto convince, ma la quantità di idee distribuite all’interno dei brani è impressionante. Se in futuro il quintetto di Modena saprà tenersi sull’equilibrio delle loro migliori canzoni, sfrondando arrangiamenti e songwriting dai rami secchi dei luoghi (troppo) comuni, avremo un altro gruppo italiano di cui andare oltremodo orgogliosi. Per il momento possiamo goderci un debutto gradevole, che in molti momenti diventa poco meno che esaltante. Voto: 7/10 di Flavio Ignelzi |




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